Fonte dell'articolo: www.repubblica.it
CHI stabilisce le regole della democrazia planetaria? Quali poteri si dividono il governo del mondo? Queste domande possono sembrare eccessive. In realtà riflettono problemi concreti e inquietudini sul futuro di cui si discute intensamente nelle più diverse sedi internazionali, e sarebbe opportuno che qualche eco giungesse anche nel povero cortile italiano. Stanno cambiando volto i diritti delle persone e il rapporto tra tecnologia e democrazia, si fa più acuto il conflitto tra eguaglianza e esclusione, libertà antiche e nuove sono sfidate da mille prepotenze. Per la prima volta nell'Internet Governance Forum dell'Onu, svoltosi nel dicembre scorso a Hyderabad, la maggioranza delle sessioni è stata dedicata al tema dei diritti, monopolizzando quasi l'attenzione degli intervenuti. è il segno d'una maturità raggiunta o d'una crescente preoccupazione? Forse la vera ragione di questo mutato atteggiamento va cercata nella consapevolezza ormai diffusa dell'insostenibilità di un "ordine privato del mondo", affidato alla sola logica del mercato, accompagnato dal rafforzarsi di un ordine "securitario" e da inquietanti presenze della sovranità nazionale. Tutti fenomeni unificati da un dichiarato disprezzo per ogni controllo, da una deliberata eclisse dei diritti. La forza delle cose, con gli effetti devastanti della crisi economica e finanziaria, ha messo in discussione una ideologia, ha posto fine ad un'epoca in cui l'unica parola d'ordine era "deregolazione". E' crollata un'intera architettura planetaria, s'invocano regole dove prima si pretendeva che i privati avessero le mani completamente libere. Stiamo così assistendo ad un singolare ritorno del diritto, come spesso accade nei tempi di transizione. Era avvenuto all'indomani della caduta del Muro di Berlino, quando si pensava appunto che un condiviso sistema di regole dovesse prendere il posto dell'"equilibrio del terrore" (e si è detto, poi, che il disordine della Russia post-sovietica, e il suo esito autoritario, sono derivati proprio dall'aver affidato tutto alle pure dinamiche di mercato, senza preoccuparsi di una adeguata costruzione istituzionale). Oggi la questione è di nuovo all'ordine del giorno. Ma che cosa dev'essere regolato, e come?
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